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Un fanciullo Sconosciuto

Un’esperienza, un desiderio.

   Per quanto è stato forte ed è forte in ogni essere umano il desiderio di conoscenza, tanto più si è addentrato nella profondità della scienza e del sapere.
E da quando gli Uomini sono riusciti a comunicare attraverso la parola, mille e mille sono state le scoperte che, con l’intelligenza, l’acume e lo studio, hanno permesso loro di parlarsi attraverso l’etere, emulare gli uccelli in volo, trapiantare cuori, librarsi oltre il Pianeta che li ospita.
Tutto ciò che è tangibile nella meraviglia delle conquiste Umane è stupefacente, ma facile da riconoscere agevole da accettare come dato di fatto.
Ma quello a cui ognuno vorrebbe arrivare, le sicurezze di cui ha bisogno nel suo essere anima, oltre che corpo, non sono lì a comunicare certezze, ma solo speranze.
Per quanto mi riguarda, vorrei poter coltivare la fiducia piena che quando il mio cammino sulla Terra sarà finito, rivedrò mia Madre, che mi ha lasciata piccola, che mi verrà incontro a braccia aperte.
Vorrei potere vedere l’Angelo che il Signore mi ha destinato, avere una fede incrollabile, quella che dà serenità.
Ma ho molte incertezze, molte perplessità. Faccio domande, leggo e mi confronto pensando che la non sicurezza fa parte della natura umana.
Eppure, qualche prova che l’insondabile si è accanto credo di averla avuta.
Mi è accaduto di avere a più riprese sogni altamente premonitori, fenomeni di telepatia, facoltà di alleggerire alcune sofferenze con il tocco delle mani.
E mi sono chiesta perché tutto questo mi succedesse.
Ma l’insicurezza mi impediva di espormi, di provare, di creare in altri e in me stessa aspettative forse irraggiungibili.
Ma una notte, sognai di trovarmi in una Chiesa che non conoscevo e mi diressi con sicurezza verso una cappellina laterale. – Andato e pensavo ai bei colori dell’aura delle mie mani (rivelatami dalla macchina Kirlian) che poteva essere utile agli altri e soddisfare la mia voglia di dare aiuto.
Nella cappellina, un piccolo altare semplicissimo. Opra, in piedi, un giovane ragazzo con indosso una tunica grigia e un mantellino di lana sulle spalle.
Ero sola davanti a Lui, per niente meravigliata che sull’Altare non ci fosse una statua, come logico, ma una creatura vivente. Gli tesi le mani e “aiutami ad aiutare gli altri” chiesi.
Posò la sua mantella sulle mie spalle, mi prese le mani tra le sue. “Sono Pancrazio” disse “ti aiuterò”.
Mi svegliai, in preda a un’emozione fortissima. E fermai il sogno sulla carte per essere certa di non dimenticarlo.
Ma non l’avrei dimenticato mai più, tanto era vivo e coinvolgente.
Comunque, fino dal mattino successivo fui presa da frenesia di sapere tutto il possibile sul mio giovane Santo, di cui non avevo mai avuto notizia e mi rivolsi a sacerdoti, suore, rivenditori di libri sacri, fino a che mi fu consigliato di mettermi in contatto con il Duomo di Taormina.
La risposta non fu però quella che mi aspettavo. San Pancrazio era stato Vescovo di quella città e ne era Patrono.
Dunque un Vescovo, un uomo avanti con l’età. Non poteva essere quindi il mio Pancrazio, giovane Santo.
Passò molto tempo ancora in ricerche, in lettere, telefonate. Finalmente, quando ormai stato per rinunciare, seppi che a Roma, in zona Monteverdi, esiste una Basilica dedicata al giovane Pancrazio, martirizzato e ucciso fuori le mura della città ai tempi delle persecuzioni cristiane.

 

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Foto 1 – Facciata della Basilica-Parrocchia di San Pancrazio

Sapere questo mi fece sperare di avere davvero un Santo dalla mia parte. E più ci penso più mi rendo conto che il gesto da lui fatto di posare il suo piccolo mantello sulle mie spalle significava darmi il suo calore, il suo aiuto, la possibilità di mettere a frutto per gli altri quell’energia che emanava dalle mie mani e che mi si era rivelata con entusiasmanti colori solari, come l’arancio e il giallo e spirituali come l’azzurro, il bianco e sfumature di lilla.

 

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Foto 2 – San Pancrazio Martire

E’ certo che per ognuno di noi ci sono dei doni dal cielo che a volte emergono, altre no. Mistero, nel mistero irrisolto della Creazione.
Ricchezze che spesso non riusciamo a mettere in luce; perché la vita trasporta, con le sue esperienze, felici e infelici.
E si resta piccoli, di fronte all’Universo. Anche se consci dello spirito che Dio ci ha infuso.
Luciana